100 minuti di idee: le esperienze

scritto da Redazione il 7 October 2012 in 8 - Ripartire... and Notizie con commenta

 Durante l’iniziativa dei “100 minuti di idee” sono state presentate alcune esperienze di intrapresa innovativa e generativa, che riproponiamo nei 6 box di queste pagine. I protagonisti hanno raccontato le loro esperienze in pochi minuti e proponendo alcune parole chiave, come sintesi estrema per evitare un logos troppo spesso ridondante. È stata così raccontata la “normalità dell’intraprendere”, attraverso «piccoli buoni esempi per trovare nuove strade di una generatività che si impone» ha osservato il direttore di Caritas Torino, Pierluigi Dovis. Frammenti di una realtà dove «c’è molta più ricchezza di quella che riusciamo a percepire», perché «troppo spesso resta invisibile» secondo il sociologo Mauro Magatti, promotore dell’Archivio della Generatività.
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www.generativita.itFare impresa innovando
L’intuizione e l’operosità hanno caratterizzato l’esperienza raccontata in 5 minuti da Alessandra Girardi, madre di quattro figli e imprenditrice della Nico-Design Italian Eyewear Designer, azienda che studia e realizza montature di occhiali e che ha fatto uno «sforzo rilevante per cercare di portare avanti un progetto, rischiando su strade nuove, non battute», ma che proprio grazie a questo approccio generativo ha ottenuto buoni risultati in un contesto economico, finanziario, produttivo e commerciale non proprio favorevole.

The hub – Rovereto
Connessioni e fiducia sono state le parole scelte da Paolo Campagnano per presentare in 5 minuti l’esperienza di The Hub Rovereto, nata dall’iniziativa congiunta di tre ragazzi con competenze diverse che «si sono messi in gioco per trovare una strada nuova» di intrapresa. Hanno così deciso di connettersi alla rete globale The Hub, costituita da 30 spazi in tutto il mondo dove è data la possibilità di realizzare idee nuove fornendo un duplice supporto: la struttura fisica, cioè lo spazio dove svolgere l’attività, e la rete che permette di non essere mai soli nella propria azione imprenditoriale. L’obiettivo è favorire lo sviluppo del territorio e delle persone attraverso facilitatori che permettono l’accesso a conoscenze, esperienze, opportunità, talento interdisciplinare e capitale finanziario. Il tutto caratterizzato da una «grande fiducia, tra le persone e nel futuro», mantenuta attraverso una «cura costante », delle varie esigenze e delle relazioni.
The Hub Rovereto 

 A Catania le officine culturali
Officine culturali è il nome di un’organizzazione catanese impegnata per la valorizzazione del patrimonio artistico rappresentato nello specifico dal Monastero di San Nicolò l’Arena, prestigiosa sede dell’Università di Catania e “patrimonio dell’umanità” secondo l’Unesco. Cultura e patrimonio sono le due parole chiave attraverso le quali la presidente di Officine culturali, Anna Mignosa, ha raccontato, anch’essa in pochi minuti, l’esperienza catanese sviluppatasi in stretta collaborazione con la fondazione olandese Creare, che si occupa di economia della cultura: «Il nome che abbiamo scelto mette insieme i luoghi del lavoro e della fatica fisica con la cultura. Ma cultura non è sinonimo di intellettualità. È cultura la letteratura di un territorio quanto la sapienza dei suoi artigiani, le storie oralmente tramandate quanto la scultura degli artisti. Lo sono, a modo loro, anche le pratiche di un’officina dove si fatica e si lavora. Vogliamo raccontare questa cultura che il Monastero magicamente riassume».
Officine Culturali Catania 

Alla ricerca di strade multidisciplinari
L’interdisciplinarità, con la ricerca di approcci più complessi e di sguardi plurali, è invece alla base dell’esperienza narrata da Francesco Laruffa, giovane studente di Economia spinto a ricercare in altri Paesi europei strade multidisciplinari e di contaminazioni di ambiti, difficilmente percorribili in Italia. «Solo recuperando questi sguardi plurali sulla società, e quindi salvaguardandone la complessità, si possono rimettere al centro della riflessione l’uomo e le sue speranze» sostiene Francesco, il cui obiettivo è poterlo fare in Italia.

Portatrice sana di generatività
«La responsabilità non è un peso ma una possibilità di agire in modo creativo, generativo, bello per me e per gli altri. Io voglio essere una portatrice sana di generatività nei contesti in cui vivo» ha dichiarato Valentina Porcellana, ricercatrice poliedrica presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, che stimola i suoi studenti a «percorrere il nuovo e l’inconsueto» formandoli, e formandosi, all’intrapresa. Secondo Porcellana è sempre più necessario percorrere nuove strade, «magari anche zoppicando, ma bisogna farlo insieme in modo creativo e responsabile».

Actionaid all’ascolto del territorio
Mettere insieme le azioni di contrasto alla povertà che le organizzazioni radicate sul territorio portano avanti, proponendo nuovi collegamenti e associazioni, mescolando elementi noti in altri modi per vedere cosa succede: questo l’approccio generativo di actionaid International presentato da Beatrice Costa, responsabile per l’organizzazione dello Sviluppo in Italia. La vulnerabilità è una condizione transitoria che deve evolversi e durare il minor tempo possibile, sostiene actionaid secondo cui l’unica risorsa consiste nell’ascoltare un territorio, senza risposte preconfezionate e soluzioni da proporre ma invece cercando insieme le risorse. In questo senso vanno interpretate le due parole chiave proposte da Costa: «Essere stranieri, in quanto condizione generativa che obbliga a partire da zero con l’umiltà del ricollocamento, dunque in situazione di vulnerabilità, per scoprire luoghi e persone non noti e quindi generare; porosità, perché solo un luogo e un approccio poroso permettono il meticciato, fecondo e creativo».
Action-aid

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