A Saluzzo il “Campo solidale”

scritto da Redazione il 18 November 2014 in 12 - Cibo per tutti and Buone pratiche and Esperienze e territorio con commenta

Logo PemonteCaritas sta lavorando attivamente per un’accoglienza dei lavoratori stagionali stranieri non più improvvisata ma organizzata e dignitosa

In sei anni a Saluzzo il fenomeno dell’immigrazione stagionale dei braccianti africani è cresciuto in progressione geometrica, tanto che ormai non si può più parlare di “emergenza” ma di un aspetto strutturale dell’agricoltura locale. Tuttavia, fino all’anno scorso la risposta delle istituzioni ai problemi legati a questa affluenza è stata assolutamente inadeguata. Fin dal 2010 era stata infatti la Caritas locale, per volontà del direttore don Beppe Dalmasso, a occuparsi quasi interamente dell’accoglienza (prima in un convento abbandonato, poi un in magazzino-dormitorio), mentre l’amministrazione comunale si era limitata a mettere a disposizione le poche stanze di un vecchio fabbricato in disuso. Le forme dell’accoglienza sono poi cambiate di anno in anno, ma sempre all’insegna dell’improvvisazione e dell’inadeguatezza. Il culmine dell’inciviltà si è toccato nel 2013, quando i migranti erano ormai circa 700 e nell’area del Foro Boario era sorto un accampamento spontaneo di decine e decine di tuguri di rami e cartoni, dove si viveva in condizioni igieniche spaventose. La situazione era appena mitigata dalla presenza di tre campi di container allestiti dalla Coldiretti per 120 posti-letto.

 

Accoglienza: la svolta del 2014

Quest’anno, finalmente, qualcosa si è mosso. Da una parte l’amministrazione comunale ha deciso di accogliere la proposta della Caritas diocesana e della Comunità “Papa Giovanni”, già avanzata invano l’anno precedente, di poter allestire un campo di accoglienza per 200 persone, autorizzando gli allacciamenti all’acquedotto, alla fognatura e alle reti elettrica e del gas. Dall’altra, Caritas Italiana ha ottenuto dalla Cei un significativo contributo da erogare alle Diocesi maggiormente coinvolte dal fenomeno della migrazione stagionale: tra queste Saluzzo, unica realtà del centro-nord. Infine, le Caritas diocesane del Piemonte e della Valle d’Aosta hanno generosamente accettato di fornire a quella di Saluzzo le risorse necessarie all’acquisto di 35 grandi tende per un totale di più di 200 posti. È stato così costruito un “Campo solidale”,  dotato delle strutture e dei servizi necessari a garantire condizioni di vita più dignitose a una parte significativa dei migranti.

 

Camposolidale - SaluzzoIl contributo di Caritas Italiana

Con l’intervento “Progetto Presidio” Caritas Italiana ha stanziato un finanziamento destinato ad attivare per il biennio 2014-2015 una serie di interventi a supporto dei braccianti stagionali, in collaborazione con gli enti locali, le forze dell’ordine, le organizzazioni umanitarie e sindacali e tutti i soggetti che sul territorio operano a favore dell’accoglienza e dell’integrazione. A Saluzzo sono stati aperti tre “sportelli” informativi sulle questioni legali, sindacali e amministrative, oltre a un ambulatorio medico che, in collaborazione con l’Asl, ha fornito una prima risposta ai bisogni sanitari dei migranti.

La Caritas ha cercato di sensibilizzare i datori di lavoro rispetto al loro dovere  – almeno morale, se non giuridico  – di ospitare i braccianti che vengono contrattualizzati. In passato lo stesso Vescovo, mons. Giuseppe Guerrini, aveva lanciato un chiaro appello in tal senso. Qualche risposta si è avuta, ma nella maggior parte dei casi l’ospitalità non viene data e molti agricoltori rinunciano ad assumere braccianti attraverso i “flussi”, ciò che farebbe scattare l’obbligo di ospitalità, per reclutare i migranti stagionali, a cui la legge non offre alcuna tutela sul piano alloggiativo. È anche per queste pressioni che la Coldiretti, grazie al finanziamento di una Fondazione bancaria, ha deciso di allestire i suoi campi di container.

 

Già al lavoro per il 2015

Rispetto alla situazione delle aree del Meridione dove la presenza dei migranti è anche molto consistente, quella di Saluzzo si caratterizza per l’assenza degli alti livelli di sfruttamento che là si registrano: non esiste il fenomeno del caporalato e il lavoro nero ha un’incidenza marginale. Tuttavia è ovvio che un’offerta così ampia di manodopera disponibile a qualunque forma di flessibilità consente a certi datori di lavoro di eludere più facilmente le norme contrattuali, per cui non di rado i braccianti sono pagati in nero per una parte delle giornate lavorate o ricevono paghe inferiori a quelle previste.

Nonostante qualche strumentalizzazione politica a sfondo xenofobo, i saluzzesi vivono senza troppi patemi il fenomeno. I giornali e i social network raccolgono voci di protesta, ma anche attestazioni di solidarietà e non sono pochi quelli che offrono alimenti e vestiario. Ora che la stagione della raccolta è finita i ragazzi stranieri stanno partendo. Alcuni torneranno da dove sono venuti, altri raggiungeranno le aree del Meridione dove si raccolgono gli agrumi, altri ancora non hanno una meta precisa e cercheranno semplicemente un posto dove poter dormire all’asciutto.

In Caritas ci si prepara già alla prossima stagione, per cercare di migliorare ancora il livello di accoglienza. È allo studio un progetto che prevede di stipulare una convenzione con l’Università di Torino per una ricerca sul comparto agricolo locale che permetta, tra l’altro, di definire meglio il rapporto tra esigenze produttive e occupazione. Inoltre, si cercherà di arricchire l’azione della Caritas diocesana utilizzando nuove risorse umane appositamente formate, capaci di favorire la crescita della cultura e della pratica dell’accoglienza. (Carlo Rubiolo)

caritas@diocesisaluzzo.it

 

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