Advocacy per produrre cambiamento

scritto da Redazione il 30 September 2015 in 18 - Ricostruire il Welfare and Approfondimenti con commenta

AdvocaccyLa lotta alla povertà non è solo “affare” delle Caritas o degli organismi ecclesiali impegnati nell’aiuto ai poveri, è “affare collettivo”. Ecco allora il ruolo dell’advocacy, termine che sta ad indicare proprio l’insieme di azioni con cui un soggetto collettivo sostiene attivamente la causa di qualcun altro, in particolare in ambito politico o giuridico. L’advocacy è prodotta da soggetti collettivi che operano a vantaggio di terzi che non sono ascoltati dagli interlocutori istituzionali. In questa prospettiva l’advocacy mira ad influenzare le decisioni politiche locali, nazionali o/e internazionali in materia di sviluppo e lotta alla povertà.

È un processo dinamico che comprende l’ascolto e l’accompagnamento delle persone coinvolte, lo sviluppo di strategie, la realizzazione di campagne di sensibilizzazione e mobilitazione dell’opinione pubblica, il costante rapporto con le istituzioni allo scopo di orientarne l’attività e di influirne sui processi decisionali.

È costante il lavoro con le persone impegnate su alcuni temi, costante il lavoro di ricerca sulle politiche pubbliche. Altrettanto sono importanti le risorse ideali, motivazionali, valoriali spirituali delle organizzazioni impegnate in attività di advocacy e dei loro operatori. In una società pluralista possono esse riferirsi a tradizioni o idee diverse.

L’advocacy include nel proprio lavoro i gruppi di soggetti esclusi dal dibattito pubblico e dai circuiti decisionali, l’advocacy contribuisce a costruire senso di corresponsabilità per il bene comune e della qualità della vita politica in genere.

La sua pratica è da ritenersi elemento di cittadinanza responsabile e di partecipazione politica.

 

Promozione dei valori e dei diritti

A differenza della lobbying l’advocacy è spesso disinteressata, ha uno spettro più ampio di azioni e comprende l’insieme delle attività che permettono la difesa e la promozione dei valori e dei diritti, con una spiccata attenzione per la sensibilizzazione e la mobilitazione dell’opinione pubblica volta al mutamento culturale e la crescita della coscienza civile e sociale.

Si rivolge alla società nel suo insieme e punta ad influenzare in questo modo i processi decisionali, non solo attraverso l’interazione diretta con i detentori di potere.

Richiede un costante lavoro e impegno in una prospettiva critica e in una prospettiva costruttiva che cerca di stabilire ponti tra le parti in causa, proponendo soluzioni.

Richiede capacità di affrontare reazioni negative o ostili e si configura come un impegno critico nei confronti dei centri di potere. La ricerca di soluzioni è centrale.

È orientata alla conversazione e alla persuasione, cerca di includere e non di respingere coloro che vuole mettere in questione.

 

Condivisione di obiettivi e strategie

L’advocacy richiede inevitabilmente il coinvolgimento degli attori (personali, associativi e istituzionali) con una varietà di provenienze: accademici e ricercatori, esperti e specialisti, politici, diplomatici, operatori sociali, beneficiari.

Sviluppa una interazione creativa orientata all’eterogeneità ottimale per raggiungere il massimo degli obiettivi. È necessaria l’interazione tra ambiti sociali che altrimenti difficilmente si incontrerebbero. Richiede la condivisione di obiettivi e strategie di azione, ma comporta anche il dialogo tra ispirazione ai valori di fondo e visione del mondo che possono essere profondamente diverse.

Il lavoro di condivisione e di dialogo è finalizzato a creare un potenziale di capitale sociale di una comunità: le risorse in atto e virtuali che appartengono all’individuo o a un gruppo in virtù del fatto che questi possiede una rete stabile di relazioni più o meno istituzionalizzate di mutua conoscenza e riconoscimento. Il soggetto e il gruppo con questo capitale può migliore il posizionamento dei propri valori e delle proprie istanze sociali.

 

Fare per formarsi al nuovo fare

Il cambiamento del Welfare è un fatto eminentemente culturale e deve riguardare l’intera comunità, pertanto occorre cambiare la rappresentazione del Welfare, praticandolo e raccontandolo in modo muovo.

Caritas, per la quale l’adovcacy è elemento identitario, mette al centro l’ascolto delle persone e dei territori e si occupa di “pedagogia dei fatti”: produzione di cambiamento attraverso esperienze concrete.

Occorre raccontare in modo nuovo l’impegno, le competenze, i risultati, i benefici in termini di coesione sociale. Così come raccontare le criticità, i cambiamenti in atto e le conseguenze che ne derivano per aumentare la consapevolezza diffusa su temi che interessano tutti.

Ecco perché è necessario riportare al centro l’interesse collettivo per trovare nuove alleanze. Finché il Welfare sarà raccontato solo per gli addetti ai lavori non potrà mai sviluppare partecipazione e interesse. Serve fare pratiche per raccontarle e per sviluppare advocacy con nuovi strumenti: fare perché insieme si faccia e ci si formi al nuovo fare.

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