Caritas europee a confronto sull’advocacy

scritto da Tiziana Ciampolini il 30 September 2015 in 18 - Ricostruire il Welfare and Buone pratiche con commenta

advocommforumRafforzare il network europeo di organizzazioni ecclesiali che si occupano di lotta alla povertà in Europa attraverso la definizione di strumenti comuni per realizzare azioni di advocacy che spingano i governi nazionali e le istituzioni europee a varare programmi di contrasto alla povertà. Questo l’obiettivo di Caritas Europa che da qualche mese ha iniziato a promuovere un confronto tra le Caritas nazionali europee, avviato con il Forum su “Advocacy e Comunicazione” svoltosi a Vienna nel maggio scorso cui hanno partecipato i rappresentanti di Caritas Finlandia, Danimarca, Repubblica Ceca, Grecia, Belgio, Svezia, Austria, Spagna, Italia, Lussemburgo, Svizzera, Armenia, Russia, Portogallo, Georgia, Ucraina, Germania, Bulgaria, Slovacchia, Cipro, Albania, Kosovo e Montenegro.

 

Ripartire dalla coesione sociale

Non mancano nelle Chiese coinvolte risposte concrete alla crisi economica attraverso le Caritas: erogazione di aiuto materiale accompagnata da attività di animazione pastorale, accompagnamento formativo di studio, ricerca, sensibilizzazione, lobbying, advocacy.

Ma la povertà è ancora una “terra di nessuno” e molte sono le attese della Strategia 2020. La lotta alla povertà può ripartire dall’Unione Europea che stimola i Paesi membri a promuovere il concetto di coesione sociale come strumento per rilanciare lo sviluppo. Solo attraverso una nuova attenzione alle risorse e alla creazione di nuove alleanze è possibile lottare contro la povertà.

L’Unione Europea punta ad una maggiore coesione sociale e alimenta la tensione solidale e un’innovazione di sguardo, di metodologia, di strumenti. Ciò è molto evidente nel disegno dei fondi strutturali europei 2014 – 2020, occasione che l’Italia non può mancare.

La crisi di cui siamo protagonisti ridefinisce i criteri utilizzati sia per descrivere esclusione, inclusione e integrazione sia per progettare degli interventi che debbono coinvolgere non solo singole persone in difficoltà, ma interi sistemi territoriali.

La coesione sociale impegna le forze sociali nel loro  complesso affinché un sempre maggior numero di persone possano stare bene e stare meglio: una società slabbrata e non coesa non è nelle condizioni di accogliere e includere i suoi cittadini più bisognosi.

Riportare al centro l’interesse collettivo

La crisi da un lato mette in una situazione di bisogno primario (casa, reddito, salute, occupazione, istruzione) nuove fasce di popolazione, dall’altro fa emergere nuovi bisogni collettivi essenziali per il benessere: relazioni attive, scambi, presenza di condizioni di credito e fiducia.

Occorre allora raccontare in modo nuovo l’impegno, le competenze, i risultati, i benefici in termini di coesione sociale. Così come raccontare le criticità, i cambiamenti in atto e le conseguenze che ne derivano per aumentare la consapevolezza diffusa su temi che interessano tutti.

È questa la convinzione unanime delle Caritas nazionali al lavoro da Vienna per definire nuovi strumenti di impegno e advocacy contro la povertà. Lo scopo è riportare al centro l’interesse collettivo per trovare nuove alleanze, partendo dalle quali si mira ad influenzare le decisioni politiche nazionali o/e internazionali in materia di sviluppo e lotta alla povertà. È costante il lavoro con le persone impegnate su alcuni temi, costante il lavoro di indagine sulle politiche pubbliche, instancabile la ricerca di soluzioni efficaci che facciano convergere interessi.

Il lavoro di condivisione e di dialogo è finalizzato a creare un potenziale di capitale sociale di una comunità e di una società.

Accompagnare la realizzazione di questo processo è la ragione dell’esistenza delle Caritas in Italia, in Europa, nel mondo (T. C.)

 

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