Economia sociale:visita di studio a Torino

scritto da Redazione il 30 September 2015 in 18 - Ricostruire il Welfare and Notizie con commenta

iniziatve Caritas ItaliaSi è svolta a Torino dal 14 al 18 settembre la study visit italiana del progetto E.L.BA (Emergenza, Lavoro, Balcani), con la partecipazione di 40 persone appartenenti alle Caritas balcaniche (Albania, Bosnia Herzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia e Grecia), ad alcune Caritas Diocesane italiane, a Caritas Italiana e Spagnola.

Il progetto E.L.BA (vd. puntidivista n. 17 “Impresa sociale”), promosso da Caritas Italiana, ha lo scopo di sviluppare la cultura dell’economia sociale nell’area balcanica attraverso la formazione di operatori locali rispetto al tema dell’impresa sociale, lo scambio di buone prassi, finanziamenti mirati per il sostegno a imprese esistenti e start-up.

Il modello torinese è stato proposto per la lunga esperienza di interventi sociali in favore di persone in difficoltà, e per la capacità di rispondere ai mutamenti sociali attivando progetti innovativi, che l’Osservatorio della povertà e delle risorse della Caritas Diocesana monitora da dieci anni. La settimana di studio ha permesso ai partecipanti di conoscere realtà torinesi e piemontesi considerate “buone pratiche” nel campo dell’impresa sociale e dell’economia sociale, attraverso l’alternanza di incontri seminariali, conoscenza diretta di realtà imprenditoriali e cooperative, rielaborazione e confronto interno al gruppo E.L.BA.

 

Produzioni di beni e relazioni

La prima giornata ha offerto un inquadramento generale del tema dell’impresa sociale e dell’attivazione delle comunitĂ  in risposta alle vulnerabilitĂ  sociali ed economiche. Questo grazie al contributo teorico da parte di esperti che hanno portato il punto di vista dell’Economia Civile e dell’approccio del “secondo Welfare”, ma anche grazie agli interventi di contestualizzazione rispetto alle politiche locali (Circoscrizioni, Comune di Torino, CittĂ  Metropolitana) e internazionali (Organizzazione Internazionale del Lavoro – ILO), che hanno messo in luce l’importanza dell’impresa e dell’attivazione delle comunitĂ  nei nuovi sistemi di Welfare. Di particolare interesse è stata la presentazione dei “Laboratori di Barriera” di via Baltea, sede della giornata di studio, e del progetto “Fa Bene” sul mercato di piazza Foroni, esempi di come la produzione di beni e servizi possa avvenire congiuntamente alla produzione di relazioni.

I giorni successivi hanno offerto una panoramica su alcune realtà produttive e cooperative del Cuneese e di inclusione sociale attraverso diverse forme imprenditoriali nell’area torinese. Dall’asilo e l’ambulatorio del Sermig – Arsenale della Pace, all’hub multiculturale e alla ciclo-officina del Cecchi Point, alla più grande realtà di impresa sociale nel settore del riciclo rappresentata dalla Cooperativa Arcobaleno. Infine, il progetto “Costruire Bellezza”, facente parte come “Fa Bene” delle azioni di sistema contro la povertà accompagnate dal Comitato S-Nodi, ha posto in modo più esplicito l’attenzione sui servizi di inclusione di categorie svantaggiate quali le persone senza fissa dimora.

Non disgiungere dinamiche economiche e sociali

La settimana di lavoro ha rappresentato un’utile banco di prova per tutti coloro che hanno contribuito. Per i progetti, le cooperative, le imprese sociali visitate si è trattato di “sapersi raccontare”, evidenziando in alcuni casi un’esperienza decennale e in altri mostrando sperimentazioni in corso, chiamate a mostrare la validità e la replicabilità di pratiche innovative. I partecipanti balcanici hanno incontrato modalità organizzative e storie (la cooperazione, le iniziative nate da movimenti ecclesiali) non affini alla loro tradizione sociale ed economica. Per il progetto E.L.BA e le Caritas coinvolte si è trattato di mediare tra categorie, modalità di intervento e necessità locali in parte differenti.

I Balcani presentano rilevanti emergenze economiche (tra cui l’onda d’urto delle recessione europea e il contrarsi dei finanziamenti esteri, l’elevata disoccupazione) e sociali (l’assistenzialismo diffuso, la presenza di minoranze tradizionalmente “escluse” come rom, egiziani, ashkali). L’economia sociale è ancora poco diffusa ed è frenata dallo statalismo. Proporne possibili applicazioni rappresenta quindi una scommessa importante, che il progetto E.L.BA ha intrapreso nella convinzione che la priorità sia proprio non disgiungere le dinamiche economiche da quelle sociali.

A cura di Cristina Viano

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