Ripartire – glossario

scritto da Redazione il 7 October 2012 in 8 - Ripartire... con commenta

Alleanza: Termine di origine militare che indica l’accordo tra due o più Stati per il raggiungimento di determinati obiettivi territoriali, economici, politici: nell’Antico Testamento l’«antica» alleanza è il patto biblico tra Dio e il popolo di Israele; nel Nuovo Testamento la «nuova» alleanza è quella tra Dio e tutti gli uomini fondata sul sacrificio di Cristo. In senso estensivo il termine indica un accordo sulla base di obiettivi comuni.

Capitale sociale: È un concetto complesso e multifattoriale, centrale nell’attuale dibattito socio-economico. Secondo una delle definizioni più accreditate (Coleman) esso è l’insieme delle relazioni di cui dispone l’individuo per raggiungere un determinato obiettivo. Si tratta di una proprietà flessibile che lega insieme le persone che desiderano raggiungere un obiettivo comune; esistono diversi livelli: c’è il capitale sociale del singolo individuo, di una struttura sociale, di una località intera. Gli elementi chiave di tale concetto sono tre. La “rete di relazioni”, in quanto non tutte le relazioni fanno parte del capitale sociale, ma solo quelle che hanno una certa utilità per la società. La “fiducia reciproca” tra individuo e ambiente, dalla quale scaturisce l’azione congiunta per il raggiungimento dell’obbiettivo condiviso. Le “norme”, formali e informali, in particolare quelle basate sulla reciprocità che comprendono le aspettative generalizzate di comportamenti cooperativi

Carisma: Nel linguaggio religioso la “grazia” in genere, come dono elargito da Dio; nel linguaggio teologico cristiano, la semplice grazia santificante, infusa a tutti i credenti con il battesimo, oppure un dono concesso a una persona a vantaggio della comunità e quindi un’attitudine al servizio degli altri. Dalle scienze teologiche il concetto di carisma è stato trasposto alle scienze sociali grazie all’opera di James George Frazer ed Ernst Troeltsch che, già agli inizi del XX secolo, utilizzano questo termine per caratterizzare la figura del profeta, del condottiero o del sovrano plebiscitario.
Si deve poi a Max Weber l’analisi sociologica del carisma e l’inserimento di questo concetto nella tipologia classica delle forme di potere. In virtù dei caratteri di eccezionalità che lo contraddistinguono, il potere carismatico si comporta come un fattore incisivo di mutamento sociale, in grado di abrogare o modificare la tradizione e di fondare una nuova identità collettiva. Per Weber il c. si instaura in uno stato di intensa esaltazione emotiva, che tuttavia non può essere mantenuto a lungo all’interno di un gruppo: per questo ogni autorità fondata sul c. risulta estremamente precaria e tende con il tempo a essere sostituita o rafforzata da altre forme di potere.
Secondo alcune recenti tendenze della ricerca sociologia, innestate sulla teoria weberiana, il c. nelle società moderne non è più legato alla singola personalità ma si diluisce nelle esperienze di gruppo inteso come aggregazione spontanea di movimento, priva di riferimenti normativi

Dono: La categoria “dono” è entrata nel lessico di scienziati sociali solo dall’inizio degli anni Novanta. In precedenza era materia di studio soltanto per gli antropologi. In ambito antropologico, il dono è una «forma mascherata di scambio». Giovanni Gasparini, in un saggio del 2009, riepiloga le caratteristiche del concetto di dono da quando esso ha «acquisito diritto di cittadinanza nella sociologia economica »: «Il dono è una categoria forte delle relazioni sociali, troppo a lungo trascurata a vantaggio di quelle utilitaristiche o di mercato, nonché di quelle politico-legislative. Il dono, indipendentemente dal suo “utilizzo” e dalle sue conseguenze oggettive, ha una sua presenza e forza nei sistemi sociali, non solo del passato ma anche attualmente: un gesto, un’azione o una relazione che vengano presentati o recepiti nello schema del dono acquistano una luce e una “potenza” particolari, essenzialmente per l’indeterminatezza di cui sono portatori, per l’apertura di relazioni non scontate, nonché per la possibile utilizzazione impropria della categoria stessa del dono. Si possono identificare cinque forme di dono: il dono-beneficium (utilizzando il termine usato da Seneca), il donomunus, l’iper-dono, il dono interessato e il dono avvelenato.
Ciascuna delle cinque forme è messa in relazione sia alle intenzioni del donatore sia alle conseguenze- funzioni prevalenti del dono, così come si verificano riguardo al donatario (o ai beneficiari)». (cfr. Giovanni Gasparini, Per riflettere sociologicamente sul dono, 2009).

Economia di comunione: È un progetto, lanciato da Chiara Lubich nel1991 in Brasile, che coinvolge centinaia di imprese dei cinque continenti. I proprietari delle aziende che liberamente aderiscono al progetto decidono di improntare tutta la vita aziendale alla cultura di comunione e mettono in comune i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione: aiutare le persone in difficoltà, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, iniziando da quanti condividono lo spirito che anima il progetto; diffondere la “cultura del dare” e dell’amore, senza la quale non è possibile realizzare un’Economia di Comunione; sviluppare l’impresa, che deve restare efficiente pur se aperta al dono.

Fiducia: Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità. Le dinamiche di fondo della fiducia sono profondamente segnate dal modo con cui le persone si mettono in relazione. Si tratta cioè di vivere dei legami. In latino il termine fides, -ei indica fede-fiducia, mentre fides, -is indica la corda di uno strumento musicale. Si può quindi dire che la fiducia evoca la possibilità di creare legami orizzontali tra le persone coinvolte nella relazione tra presente e futuro.

Fraternità: «Parola già presente nella bandiera della Rivoluzione francese, ma che l’ordine post-rivoluzionario ha poi abbandonato fino alla sua cancellazione dal lessico politico- economico. È stata la scuola di pensiero francescana a dare a questo termine il significato che esso ha conservato nel corso del tempo. Che è quello di costituire, ad un tempo, il complemento e l’esaltazione del principio di solidarietà. Infatti mentre la solidarietà è il principio di organizzazione sociale che consente ai diseguali di diventare eguali, il principio di fraternità è quel principio di organizzazione sociale che consente agli eguali di esser diversi. La fraternità consente a persone che sono eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali di esprimere diversamente il loro piano di vita, o il loro carisma» (Stefano Zamagni).

Generatività: Espressione coniata dal filosofo Eric Erikson per indicare la caratteristica che, nel suo percorso di sviluppo, l’adulto è chiamato a possedere o meglio a raggiungere avendo la meglio sulla opposta tendenza o tentazione della stagnazione, che consta nell’improduttivo ripiegamento di sé. «Capacità di cura e di investimento per ciò che è stato generato per amore, necessità o caso e che supera l’adesione ambivalente ad un obbligo irrevocabile

Intraprendere: Dal latino intra - prendere, prendere tra due o più cose, scegliere di fare alcune cose piuttosto che altre. Cogliere tra due spazi, in un interstizio, un gesto rapido e preciso.

Patrimonio: Il termine deriva dai due vocaboli latini, pater (padre) e munus (dono ma anche obbligo), ad indicare sia il compito del padre verso i propri figli (e quindi verso le generazioni future) sia l’insieme dei beni e delle risorse, non necessariamente materiali, che vengono lasciate ai figli  In ambito giuridico il patrimonio è l’insieme dei rapporti giuridici, aventi contenuto economico, che fanno capo ad un soggetto giuridico (il titolare). In economia il patrimonio è definito come la ricchezza, espressa in termini monetari, a disposizione di un soggetto in un determinato istante.

Responsabilità: «La responsabilità è un dovere umano tipico dei nostri tempi. Richiama l’insegnamento cristiano, ama il prossimo tuo come te stesso, e un po’ l’insegnamento di Immanuel Kant, considera sempre l’uomo non come mezzo ma come fine. La differenza è che noi dobbiamo riflettere non più in termini di “prossimo” o di singoli esseri umani, ma nei termini dell’impatto che hanno le conoscenze e le applicazioni della tecnica nello spazio e nel tempo vicini a noi. Abbiamo la possibilità di conoscere in ogni istante quello che accade in ogni parte del mondo.
Accade che siamo insensibili quando riteniamo che la nostra relativa ricchezza, la nostra relativa salute, la nostra relativa felicità, che è a un buon livello rispetto all’insieme del mondo, sia solo un privilegio da conservare, non una risorsa da spendere nell’interesse degli altri» (Giovanni Berlinguer).

Seconda globalizzazione: «La “prima globalizzazione” si è dispiegata ad una velocità sorprendente a partire dalla fine degli anni Ottanta, nel momento in cui si sono combinate tra loro condizioni storiche disparate, quali il crollo del blocco sovietico, l’affermazione del neoliberismo anglosassone, l’invenzione di Internet.
La “seconda globalizzazione” si distingue invece dalla prima fondamentalmente per un aspetto: il rapido affermarsi di nuove grandi economie emergenti, che delinea uno scenario multipolare. Oltre al mondo anglosassone, al Giappone e all’Europa (almeno come potenzialità), ci sono oggila Cina, l’India, il Brasile, oltre chela Russiae la vasta galassia del mondo arabo. A differenza di quanto accadde negli anni Novanta, nessun Paese può più pensare di dettare le regole globali dal suo esclusivo punto di vista. Nella prima globalizzazione i Paesi terzi sono stati visti e trattati per lo più come materiale amorfo, più o meno disponibile, per strategie unilaterali di valorizzazione (e per alcuni aspetti, sfruttamento) economica – accesso e controllo di materie prime, impiego di lavoro a basso costo, investimenti meno costosi, esportazione di tecnologia. Nella seconda globalizzazione, tale strategia diventa impraticabile, dato che gli equilibri sono assai più complessi, cioè instabili e negoziali. D’altro canto, l’emergere di nuovi ceti benestanti e, più lentamente, di una nuova classe media planetaria, costituisce un’occasione molto interessante per i Paesi esportatori. Ma dire questo significa riconoscere che lo schema del gioco economico nella seconda globalizzazione è destinato a cambiare profondamente» (Mauro Magatti).

Sussidiarietà: È “verticale” nel contesto delle istituzioni pubbliche e attiva un meccanismo di delega dall’alto verso il basso; è “orizzontale” quando la delega va a soggetti della società civile che gestiscono risorse e servizi di interesse pubblico. Quella orizzontale auspicabile dovrebbe avere un ruolo complementare e non sostitutivo dell’intervento pubblico, quella verticale dovrebbe prevedere almeno un ruolo garante e di programmazione dei livelli superiori, al fine di garantire la reale esigibilità dei diritti di tutti i cittadini in modo uniforme sul territorio nazionale.

Vulnerabilità sociale: Indica l’esposizione di singoli e di nuclei familiari al rischio povertà. Una “zona grigia” in cui si sperimenta, all’interno di un contesto di vita ordinario, una situazione problematica derivante dalla necessità di svolgere compiti sociali cruciali (connessi a meccanismi fondamentali della riproduzione sociale) in mancanza di un set adeguato di risorse, capacità e relazioni d’aiuto. Secondo un’altra definizione, si tratta di esposizione a processi di disarticolazione sociale che mette a rischio l’organizzazione della vita quotidiana. Ciò che caratterizza la condizione di vulnerabilità è la possibilità di evolvere positivamente, recuperando le situazioni critiche, o di avviarsi alla povertà attraverso meccanismi di “accumulo” di criticità. Il ruolo del Welfare in questa evoluzione appare dirimente, così come giocano un ruolo significativo il capitale individuale e le reti sociali dei singoli

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