Proposta di sostegno per l’inclusione attiva

scritto da Redazione il 23 January 2014 in 11 - Miraggio reddito minimo and Proposte con commenta

Con il Rapporto Verso la costruzione di un istituto nazionale di contrasto alla povertà, pubblicato il 18 settembre 2013, il Gruppo di lavoro di tecnici istituito dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha proposto l’introduzione di uno strumento anti-povertà denominato Sostegno per l’inclusione attiva (Sia).

Motivazioni

A differenza della quasi totalità dei Paesi europei, l’Italia è priva di un istituto nazionale di sostegno per tutte le persone in difficoltà economica. Gli strumenti esistenti sono indirizzati quasi esclusivamente alla popolazione anziana e alle persone con disabilità. Alcune iniziative locali, a livello comunale (specie nel Centro-Nord) o regionale (Valle d’Aosta, provincie di Bolzano e Trento), così come altri interventi realizzati a livello regionale (Friuli, Lazio, Campania, Basilicata), non si sono tramutati in strumenti permanenti. Di conseguenza, a parità di condizioni di povertà, individui e famiglie possono contare, quando vi siano, su sostegni pubblici molto diversi.

Nel complesso l’Italia spende per la lotta alla povertà in modo poco efficace e soprattutto in misura sensibilmente inferiore alla media dei Paesi comunitari. La forte caduta dei redditi delle famiglie italiane nell’attuale recessione e l’aumento preoccupante dei tassi di povertà, sia relativa che assoluta, rendono più urgente che in passato colmare questa lacuna dell’ordinamento italiano «al fine di portare le persone alla capacità di acquisto di un paniere di beni ritenuto decoroso in relazione agli stili di vita prevalenti».

Caratteristiche

Secondo i proponenti, il Sia si caratterizza per sei aspetti qualificanti. È una misura nazionale, «in applicazione del principio che il sostegno al reddito di chi si trova in povertà deve essere garantito a tutti e con le medesime modalità, indipendentemente da dove essi risiedano sul territorio nazionale». Questo per ragioni di equità, «ma anche di efficacia (maggiore trasparenza derivante dall’adozione di criteri uniformi per definire le disponibilità economiche) e di efficienza (evitare un’indesiderabile mobilità geografica verso aree in cui fossero maggiori le tutele definite su base locale)».

È una misura universale, perché non condiziona l’intervento a qualche caratteristica individuale o familiare, salvo l’insufficienza di risorse economiche. Per questo il Sia è più simile al sistema sanitario nazionale o all’istruzione primaria e secondaria che agli altri trasferimenti economici esistenti nel sistema di protezione sociale italiano, storicamente ispirati a “principi categoriali”. «L’impostazione categoriale si è tradotta in una frammentazione degli interventi, a cui manca una visione organica. La scelta di abbandonare questa consolidata impostazione categoriale a favore di una impostazione universalistica risponde innanzitutto a un principio di equità: l’uguaglianza di fronte al bisogno».

Il Sia è un istituto che ha come obiettivo prioritario il contrasto della povertà ed è riservato ai singoli e ai nuclei familiari poveri, non è quindi un reddito di cittadinanza universale incondizionato. Non è solo un sussidio economico: è un programma di inserimento sociale e lavorativo: l’erogazione del sussidio è accompagnata da un patto di inserimento che gli individui che appartengono al nucleo familiare beneficiario stipulano con i servizi sociali locali, il cui rispetto è condizione per la fruizione del beneficio. Si tratta innanzitutto di consentire e richiedere, ai beneficiari, comportamenti che ci si aspetta da ogni buon cittadino. Nel caso degli adulti, oltre a incentivare esperienze formative e di riqualificazione professionale e la partecipazione al mercato del lavoro, va valorizzato l’impegno in attività di cura verso minori e/o familiari non autosufficienti.

Il Sia prende a riferimento il nucleo familiare, ma non trascura la dimensione individuale. Le misure di attivazione sono infatti rivolte ai singoli componenti della famiglia: tale soluzione, oltre a tenere conto dei diritti e delle responsabilità individuali, aderisce meglio al carattere dinamico della famiglia e delle appartenenze familiari. Infine il Sia è indirizzato a chi risiede stabilmente sul territorio nazionale, inclusi gli immigrati legalmente residenti per un periodo minimo non superiore a due anni.

Attuazione

L’Inps è indicato quale soggetto più adatto a erogare le prestazioni monetarie, attraverso il trasferimento monetario o una carta di debito (in analogia con la Carta acquisti), «ma l’adozione del trasferimento monetario è preferibile sotto vari profili: la maggiore libertà di scelta a esso connaturato; l’assenza di stigma sociale, che potrebbe invece caratterizzare la Carta acquisti; l’azione di responsabilizzazione delle famiglie nella gestione finanziaria delle proprie risorse. Qualora si eliminassero gli effetti di stigma o condizionamento al consumo, la Carta acquisti potrebbe essere adottata se si rivelasse nella sperimentazione in corso uno strumento tecnicamente efficiente».

L’accoglimento delle domande e la definizione delle condizionalità per l’accesso sono effettuati da operatori decentrati, compiti affidati a un’aggregazione distrettuale dei Comuni che avrà la regia della misura: accoglimento delle domande, concorso agli accertamenti di ammissibilità, presa in carico, patto con l’utente, avvio di percorsi di attivazione sociale, gestione delle condizionalità. Essa si dovrà avvalere della collaborazione dei Centri per l’impiego, delle istituzioni scolastiche e di altre amministrazioni pubbliche, nonché del terzo settore e di altri soggetti territoriali privati. Alle Regioni spetta una funzione di raccordo tra il livello centrale e quello locale, mentre il carattere di livello essenziale del Sia impone una responsabilità prioritaria del governo centrale che contenga e riduca le variabilità locali.

«Articolate attività di monitoraggio e di valutazione del Sia, svolte in modo coordinato a livello locale e centrale, sono poi essenziali per il successo di una misura così impegnativa» sottolineano i proponenti.

Per saperne di più, vai sul sito del ministero del Lavoro e delle politiche sociali 

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