Protezione sociale contro povertà ed esclusione

scritto da Redazione il 4 October 2011 in 5 - Stato di insicurezza sociale and Proposte con commenta

«Affrontare le cause dell’ineguaglianza focalizzandosi sulla redistribuzione del reddito, sull’effettività dei sistemi di protezione sociale e sull’universalità dei servizi» solo così si possono contrastare la povertà e l’esclusione sociale attraverso il coinvolgimento di istituzioni, nazionali e comunitarie, organizzazioni della società civile, imprese e cittadini. È quanto sostiene l’European Anti Poverty Network (EAPN), la rete europea di lotta alla povertà, in una nota di inizio settembre.
Secondo l’EAPN, nel contesto attuale di crisi è importante proteggere il volontariato dai rischi di «sfruttamento » che si verifica quando l’azione volontaria diventa «lavoro non retribuito che sostituisce il lavoro retribuito», o quando il ricorso al volontariato «mette in discussione il ruolo o l’organizzazione del Welfare State».
Il ruolo del volontariato è cruciale sia nel contrasto delle cause sia nella riparazione delle conseguenze della povertà e dell’esclusione sociale, tanto a livello di singolo individuo quanto a livello organizzativo e sociale, per questo l’EAPN rivolge varie raccomandazioni a una molteplicità di soggetti.
Alla Commissione Europea è richiesto il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato nella «governance della strategia Europa 2020», riconoscendo il «valore aggiunto» del loro contributo nella costruzione di una società più inclusiva e sostenibile, nonché l’avvio dei lavori sul «Libro bianco del volontariato e della cittadinanza attiva» che attribuisca il giusto valore al contributo che il volontariato dà nella riduzione delle disuguaglianze sociali e che incentivi la «creazione di un ambiente favorevole al volontariato».
Varie le richieste agli Stati membri dell’UE: tutela giuridica dei diritti dei volontari, elaborazione di linee guida che impediscano l’uso di lavoro volontario in sostituzione di lavoro retribuito a cui spetta il compito di erogare i servizi di Welfare, riconoscimento alle organizzazioni della società civile dello status di interlocutore nelle politiche di contrasto della povertà e dell’esclusione sociale.
Alle imprese e alle fondazioni è richiesto un maggior impegno civile, anche nel volontariato, non soltanto per una ragione di immagine ma anche con l’obiettivo di migliorare alcuni dati reali, investendo sulla responsabilità sociale di impresa come motore per il consolidamento di rapporti inclusivi con le comunità locali, per il miglioramento delle condizioni di lavoro e per il rafforzamento del capitale umano e sociale di una comunità.
Infine, l’associazionismo e il terzo settore sono invitati ad accrescere l’efficienza organizzativa e la qualità degli interventi, oltre che al superamento delle discriminazioni, ad esempio favorendo l’accesso all’attività di volontariato dei migranti, oppure garantendo alle donne avanzamenti di carriera non diversi da quelli degli uomini o, ancora, coinvolgendo i destinatari degli interventi come parte attiva nelle loro attività.

www.eapn.eu

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