Recuperiamoci: un progetto ad Alessandria “ridare vita al cibo”

scritto da Redazione il 20 December 2012 in 9 - In relazione and Buone pratiche and Esperienze e territorio con commenta

Attivare una rete che incroci l’offerta di eccedenze di cibi freschi di supermercati e negozi del territorio con la domanda potenziale dei “consumatori senza potere d’acquisto”, ossia i cittadini in condizione di povertà che, per effetto della crisi economica in atto, non riescono a sostenere una dieta alimentare adeguata a fronte di significative carenze di reddito. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Recuperiamoci – ridiamo vita al cibo”, avviata da qualche mese ad Alessandria su iniziativa di tre associazioni di volontariato locale da sempre impegnate a favore delle persone più bisognose per offrire loro “beni” di prima necessità e servizi di pronta accoglienza: Opere di Giustizia e Carità, associazione che affianca e supporta la Caritas alessandrina, il Banco Alimentare per la Provincia di Alessandria e i Gruppi di Volontariato Vincenziano, in particolare il Gruppo “Casa Sappa” di Alessandria.
«Le esperienze in atto a livello nazionale, e in particolare le ricerche dell’Università di Bologna realizzate con il progetto Last Minute Market, evidenziano come in Italia annualmente vengono gettate nella spazzatura 4000 tonnellate di cibi commestibili, con uno spreco di 4 miliardi di euro» spiega Marco Santi, presidente dell’associazione Opere di Giustizia e Carità, secondo il quale «promuovere la raccolta di questi alimenti costituisce anche una risorsa aggiuntiva ai servizi che la nostra associazione, su mandato della Caritas, gestisce a favore delle persone in difficoltà  la mensa e gli ostelli maschile e femminile».
Tra le varie domande e i multiformi bisogni espressi, infatti, quello del cibo rappresenta una «vera e propria emergenza», sottolineano i promotori dell’iniziativa attraverso la quale «si intende garantire ad un numero consistente di nuclei famigliari, almeno 100, una spesa settimanale di cibi freschi e di monitorare gli effetti di questo aiuto sui comportamenti e sugli eventuali mutamenti della condizione di partenza dei beneficiari».

Una rete di collaborazione estesa
L’obiettivo ambizioso dell’iniziativa ha richiesto la partecipazione attiva di vari soggetti partner che mettessero a disposizione del progetto risorse economiche e umane, sia per la progettazione e il coordinamento che per la gestione delle fasi di raccolta e distribuzione dei cibi freschi. Si è così creata una rete strutturata che, oltre alla partecipazione attiva dei volontari delle associazioni promotrici (28 in tutto), coinvolge in modo diretto altre importanti realtà locali.
Primo partner del progetto è il Centro Servizi per il Volontariato (CSVA) che, attraverso il Fondo Speciale per il Volontariato del Piemonte – Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Alessandria, ha potuto erogare un contributo economico utilizzato per l’acquisto di uno speciale mezzo di trasporto che permette di recuperare, in modo rapido e funzionale, i cibi freschi della giornata dai supermercati e negozi che hanno aderito al progetto stesso. Si tratta di un cargo bike, ossia un ciclo da trasporto con un apposito cassone posteriore contenente speciali contenitori che permettono la conservazione dei cibi per il tempo necessario alla loro distribuzione ai beneficiari ultimi: si tratta perciò di un mezzo di dimensioni contenute che può circolare in ogni parte della città, comprese le vie chiuse al traffico delle automobili.
Lo schema gestionale del progetto prevede la raccolta dei cibi presso i supermercati e i negozi che aderiscono all’iniziativa grazie al contributo di Banco Alimentare per la Provincia di Alessandria, mentre la consegna è assicurata dall’intervento del Gruppo di Volontariato Vincenziano “Casa Sappa” che opera all’interno di Caritas.
Gli altri partners di “Recuperiamoci – ridiamo vita al cibo”, ossia CISSACA, ASL AL, Diocesi di Alessandria e Cooperativa Company, mettono a disposizione risorse umane, a titolo gratuito, che si occupano del coordinamento, della selezione dei beneficiari e anche della messa a punto di strumenti di monitoraggio atti a valutare l’impatto dell’iniziativa sul territorio.
In particolare, la Diocesi di Alessandria partecipa al progetto attraverso la concessione in comodato d’uso gratuito della cucina, oltre che di attrezzature e di un magazzino siti presso l’ex Seminario Santa Chiara ad Alessandria

Solidarietà in risposta alla povertà diffusa
Nel contesto specifico della Diocesi di Alessandria, territorio oggetto della sperimentazione progettuale, l’osservazione quotidiana effettuata dal Centro d’ascolto Caritas e i contatti con altri sportelli delle associazioni del volontariato evidenziano una situazione di forte e diffuso disagio. Si registra, in particolare, un incremento quantitativo delle richieste di aiuto materiale (per il pagamento di bollette e affitti, così come per l’acquisto di farmaci e prodotti per l’infanzia); un incremento qualitativo dei tipi di utenza che, superata la “vecchia” categoria dei “poveri storici”, si caratterizza per nuclei familiari giovani con figli minori e grosse difficoltà a realizzare un progetto di vita. In particolare, tra i “nuovi poveri” in crescita ci sono soprattutto persone adulte e anziane, titolari di pensioni d’invalidità o di assegno sociale insufficienti a garantire il soddisfacimento di bisogni minimi di sussistenza, e anche nuclei monogenitoriali, normalmente donna separata e affidataria di figli minori, privi di reti parentali solidali.
All’aumento della povertà deve corrispondere una crescente solidarietà, affermano i promotori dell’iniziativa alessandrina. Come spiega Giampaolo Mortara, coordinatore del progetto per l’Associazione Opere di Giustizia e Carità e direttore della Caritas diocesana di Alessandria, «questo progetto intende rispondere a una doppia finalità: la realizzazione di una risposta concreta alla povertà crescente con la soddisfazione di un bisogno essenziale, come quello del cibo, e una finalità culturale costituita dal proporre simbolicamente un modello di reciprocità basato sul dono. Il dono, in questa accezione, ha la duplice funzione di atto economico e di gesto capace di stabilire legami sociali attraverso lo scambio. Si crea così un circuito che intende proporsi come un esempio di economia della reciprocità capace di incidere sulla cultura dello spreco, di indurre le persone a ripensare i propri stili di vita e di consumo, nonché rendere trasferibile anche ad altri settori la ridistribuzione di generi diversi, come i farmaci, le calzature, i libri».

Sostenibilità e trasferibilità: le caratteristiche del progetto
Due sono le caratteristiche principali e innovative dell’iniziativa “Recuperiamoci – ridiamo vita al cibo”. La prima riguarda la sostenibilità: la realizzazione di un circuito tra offerta e domanda di cibi freschi non comporta investimenti particolari, eccetto una solida organizzazione tra i volontari e un preciso patto con i beneficiari. La seconda caratteristica attiene invece alla trasferibilità del “circuito del dono” anche su altri generi: i farmaci, le calzature, il vestiario eccetera.
«Proprio il carattere innovativo, la capacità di offrire risposte concrete ad un reale e diffuso disagio sociale sul territorio, così come la volontà di fare rete tra più  soggetti (associazioni, istituzioni, soggetti profit) nonché la possibilità di “trasferire” l’idea del circuito del dono su altri generi e settori sono stati fattori determinanti per fare sì che questo progetto sia stato uno di quelli che ha potuto beneficiare di un finanziamento del CSVA erogato attraverso uno strumento operativo nuovo a disposizione dei Centri di Servizio, ossia la Progettazione Sociale – spiega Marisa Orecchia, presidente del CSVA –. Grazie alla Progettazione sociale e ai bandi ad essa connessi, nel 2011 il CSVA ha potuto avvalersi di ulteriori e fondamentali strumenti di intervento per facilitare le associazioni nel loro impegno a favore della società, mettendo così a disposizione risorse economiche e sostenendo voci di investimento che attraverso la sola erogazione di servizi non avrebbe avuto modo di sostenere».
Il progetto “Recuperiamoci – ridiamo vita al cibo” ha preso il via nel mese di settembre e avrà una durata annuale. «La speranza – aggiunge il direttore di Caritas Alessandria – è che il progetto non solo raggiunga i risultati che si è prefisso in partenza ma li superi. Per questo ho lanciato un appello a supermercati e negozi di alimentari di Alessandria affinché diano la loro adesione e si uniscano alla nostra squadra».

Informazioni: segreteria@caritasalessandria.it

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